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Comune di Imola

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Imola: breve storia della città

Immagine della Rocca sforzesca

Imola, l’antica colonia romana Forum Cornelii, sorgeva in un area già intensamente popolata in età preistorica, come testimoniano l’insediamento dell’età del bronzo sul Monte Castellaccio e la grande necropoli del VI-V secolo a.C. venuta alla luce in via Montericco. La pianta della città richiama ancora in modo evidente lo schema tipico di fondazione romana con l’incrocio fra il decumano (via Emilia) e il cardo (via Appia - via Mazzini) presso il quale sorgeva l’antico foro.

Dopo la decadenza seguita alla fine dell’impero romano e alle invasioni longobarde, la ripresa economica e la riorganizzazione della vita cittadina del secolo X sono preludio ai turbolenti anni medievali scanditi dalle sanguinose lotte per il predominio sul territorio che vedranno Imola opposta a Bologna, Faenza e Ravenna.

Fra il ‘300 e il ‘500 si succedono al comando della città le potenti famiglie Alidosi, Manfredi e Visconti. Nel 1473 la città è in mano a Galeazzo Maria Sforza che la dona in dote alla figlia naturale Caterina, sposa giovanissima di Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV.

E’ questo periodo particolarmente felice per la città, che conosce una breve ma intensa stagione rinascimentale; rilevanti interventi ne modificano l’assetto urbanistico e numerosi ed importanti palazzi signorili sorgono ad abbellirla: la Piazza Maggiore viene ampliata e arricchita con la costruzione di Palazzo Riario Sforza (oggi Sersanti), residenza principesca in città; la fortezza della Rocca viene adattata alle rinnovate esigenze militari, si completa la cinta muraria e si definiscono le porte di accesso, dando alla città l’impronta precisa che manterrà fino al XX secolo. Nel 1502, Leonardo da Vinci, – giunto a Imola al seguito delle vittoriose truppe di Cesare Borgia, – riceve l’incarico di disegnare una pianta di Imola per studiarne le strutture difensive, che rimarrà splendido e unico esempio di lavoro topografico del grande artista.

Dal 1504 fino all’unità di Italia, tranne che nel periodo napoleonico, Imola fa parte dello Stato Pontificio: terminano le lotte tra le diverse fazioni e , sotto il governo della chiesa, la città modifica il suo volto grazie ai grandi lavori settecenteschi: gli architetti Domenico Trifogli e soprattutto Cosimo Morelli doneranno alle chiese e ai palazzi di Imola un elegante aspetto aristocratico ed interverranno sull’impianto urbanistico. Grandiosi edifici prendono così il posto di insigni monumenti del passato; cambiano volto la cattedrale di S.Cassiano, la chiesa di S.Stefano e il grande convento delle Clarisse, la chiesa ed il convento di S.Francesco inizieranno di lì a poco la loro conversione in Teatro e Biblioteca pubblica, viene costruito l’Ospedale civile. Bisognerà aspettare il periodo successivo all’Unità di Italia per avere nuovamente interventi così grandi in campo edilizio.

Infatti, sulla scia dei forti fermenti sociali e politici che interessano la Romagna, a Imola si afferma una forte presenza socialista: l’imolese Andrea Costa viene eletto primo deputato socialista nel 1882, e dopo pochi anni la città ottiene la prima amministrazione comunale socialista. Lo sviluppo dell’associazionismo mutualistico e cooperativo porta allo sviluppo dell’edilizia popolare e alla fondazione della Cooperativa Ceramica, tra le più antiche d’Italia, imprimendo al tessuto sociale ed economico della città un’impronta indelebile e vitale. In un mutato scenario politico, negli anni ’30, è degna di nota la costruzione dei grandi sanatori sulle colline circostanti la città, che insieme ai grandi ospedali psichiatrici cittadini confermano una tradizione ospedaliera antica di quasi mille anni.

Durante il secondo conflitto mondiale, Imola, – colpita duramente anche per la vicinanza del fronte nel 1944 e nel 1945, – partecipa intensamente alla lotta per la liberazione e viene insignita di medaglia d’oro al valore militare. A partire dagli anni ’50, dotatasi tempestivamente di un piano di ricostruzione, la città inizia ad espandersi con la costruzione dei grandi quartieri periferici e della zona industriale, a testimonianza di un progressivo cambiamento dell’economia cittadina da prevalentemente agricola, ad industriale e terziaria.


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