La via Emilia
Nel
187 a.C. lo Stato Romano, dopo aver debellato e sottomesso le locali popolazioni
di stirpe umbra, ligure e gallica, sotto il consolato di Marco Emilio
Lepido iniziò la costruzione della via Aemilia, che con un razionale
percorso pedecollinare quasi rettilineo, esattamente corrispondente a
quello attuale, collegava Rimini – il più antico avamposto
romano al di là degli Appennini, cui poneva capo la via Flaminia – a
Piacenza e dunque al guado del Po.
Oltre che una importantissima via di comunicazione a lunga distanza
la via Emilia divenne ben presto l'infrastruttura fondamentale intorno
alla quale si organizzò il tessuto urbanistico, sociale ed economico
della regione, che da essa prese il nome.
Lungo il suo tracciato sorsero a distanze regolari – perlopiù in
corrispondenza di valli fluviali trasversali, lungo le quali transitavano
merci e persone tra la pianura e le colline – una serie di centri
urbani e di mercato tuttora vitali, come Caesena (Cesena), Forum Livii
(Forlì), Faventia (Faenza), Forum Cornelii (Imola), Bononia (Bologna),
Mutina (Modena), Regium Lepidi (Reggio Emilia), Parma.
Nei settori extraurbani la via era normalmente pavimentata con ghiaia, mentre
all'interno delle città era spesso lastricata con grandi basoli in pietra.
L'attraversamento dei corsi d'acqua avveniva mediante ponti talvolta imponenti,
come quello in corrispondenza del torrente Gaiana presso Castel San Pietro,
purtroppo distrutto durante l'ultima guerra.
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